Illustrissimo Signore Signore e Padrone Colendissimo#1

Se l’affettuosa et obbligante lettera di vostra signoria illustrissima non giunge ad informarmi delle esterne sue circostanze, m’instruisce abbastanza delle interne comendabili qualità del suo cuore, e della sua mente; l’uno vivamente sensibile anche alle apparenze del merito, e fornita l’altra di quella chiarezza, e vivacità delle quali non suol essere frequentemente prodiga la Natura.
          Io me ne congratulo, e con esso lei, e con me stesso: a cui ha procurata una così dichiarata parzialità, o qualche patetica situazione di personaggi da me introdotti, nella quale abbia per avventura vostra signoria illustrissima riconosciuta la propria o la prima per me vantaggiosa impressione che ha forse fatta nell’animo suo alcuno de’ miei fautori: in quella età, nella quale non si formano i nostri giudizi che sull’autorità degli altrui. L’obbligante sua e distinta propensione esiggerebbe da me ben altro contracambio che la compiacenza e la gratitudine che ne sento: ma intanto ch’io m’auguro facoltà, onde renderglielo maggiore; gradisca almeno un mio amoroso consiglio che, atteso il violento genio#2, da cui ella è spinta (da quel che veggio) in Parnaso, le sarà forse opportuno: e che il doloroso privilegio dell’età, mi autorizza a suggerirle. Quando abbia ella o desiderio, o bisogno de’ favori della Fortuna#3 si guardi d’aspirare a quei delle Muse. È troppo costante, et implacabile l’odio di quella contro i seguaci di queste: et a fronte delle ostinate oppressioni della prima, è ben misero sollievo qualche ramoscello d’alloro, o sterile affatto, o al più fecondo di sterili frutti, et amari: uniche ricchezze delle seconde.
          Moderi l’eccesso della sua bontà verso di me, onde ciò possa promettermela durevole: e mi creda pieno della più distinta stima, e della più viva e sincera riconoscenza.

Di Vostra Signoria Illustrissima
Vienna 2 dicembre 1765#4
 

 

La datazione della lettera – 2 settembre o 2 dicembre 1765 – è incerta. Brunelli la colloca al secondo posto del carteggio datandola al 2 dicembre, poiché legge nell’esemplare conservato presso l’Autografoteca Campori «2 Xmbre 1765». Non si tratta però di un autografo: è l’unico esemplare nel fascicolo di copia ottocentesca, come riporta l’indicazione, da parte della stessa mano che ha eseguito la trascrizione, di «17 giugno 1836» in calce alla lettera. L’elenco delle lettere della carta 128r-v indica come prima lettera del carteggio quella del «2 7mbre 1765».  In entrambi i copialettere, dove la lettera è peraltro trascritta con alcune correzioni forse dello stesso M., è riportato il mese di settembre: nel Cod. 10268, c. 221v-222r occupa la posizione 352 e l’indicazione è «2 7bre 1765» (correzione posteriore su un refuso, probabilmente «1756»); nel Cod. 10272, posizione 745 (cc. 192r-193r; in nota Brunelli cita proprio questo copialettere) si legge invece «2 settembre 1765». L’indicazione di «dicembre» nella copia dell’Autografoteca Campori è dunque probabilmente erronea. Si è comunque preferito utilizzare questo esemplare come testo base in quanto sono presenti già tutte le correzioni dei copialettere; la copia mi pare dunque fedele tranne che per l’indicazione della data.
 

Il «violento genio» di Rovatti, e gli ammonimenti a temperarne le manifestazioni più impetuose da parte di M., rimarranno una costante per tutto il carteggio, anche quando il modenese abbandonerà i suoi tentativi nell’arte drammatica e si dedicherà quasi esclusivamente alla storia naturale e all’entomologia, senza però cessare di ricorrere al verso, nelle ancora frequenti epistole in endecasillabi sciolti e in altri abbozzi di operette. Di «violento genio» nell’epistolario M. parla anche in una lettera a Vincenzo Monti del 14 ottobre 1779 («mi consolo per altro del rincrescimento di non meritarle con l'evidenza che son esse traveggole d'un violento genio e d'una decisa parzialità»; cfr. Brunelli V, p. 584).
 

Pur essendo perduta la prima lettera spedita da Rovatti a M., sappiamo da quest’ultimo che il giovane aveva chiesto all’anziano poeta consigli sulla sua volontà di dedicarsi alla poesia, cfr. a Giuseppe Rovatti, 1° aprile 1771: «Nella mia risposta alla prima lettera di cui mi onoraste dimandandomi consiglio se dovevate secondare il vostro genio poetico, io mi ricordo di avervi scritto che potevate farlo trovandovi in situazione di non aver bisogno de’ favori della Fortuna, ed in disposizione d’animo di cambiar volontieri con una incerta corona d’edera o d’alloro tutte le speranze d’elevazione alle quali vi autorizzano i vostri distinti talenti». Qui peraltro M. conferma che quella del 2 settembre 1765 è la prima lettera inviata a Rovatti, in risposta a una sua missiva.
 

Come di consueto, nei copialettere non sono mai incluse le formule di saluto finali e la firma.
 

Illustrissimo Signore Signore e Padrone Colendissimo ] Al Signor Giuseppe Rovatti / a Modena / da Vienna 2 7bre 1766 B ] Al Signor Giuseppe Rovatti / Da Vienna a Modena: 2 settembre 1765. C

giunge ad ] basta per B, C 

m’instruisce ] m’istruisce B

comendabili ] commendabili B

sì ] così B, C

frequentemente prodiga ] frequentemente B; in C «prodiga» è aggiunto a margine con altro inchiostro e altra mano

di personaggi ] de’ personaggi B, C

esiggerebbe ] esigerebbe B, C

m’auguro ] mi auguro B

veggo ] veggio B, C

d’aspirare ] di aspirare B, C

ramoscello ] ramuscello B, C

sterili ] scarsi B, C