Nella leggiadra lettera in versi endecasillabi liberi, che è piaciuto a vostra signora illustrissima inviarmi, trovo argomenti onde confermarmi nella stima de’ suoi talenti e nella conoscenza della virtù magnetica del Parnaso a riguardo del suo florido ingegno. Io le sono, come è ragione, infinitamente grato del parziale onore che ha voluto farmi, a costo de’ più utili impieghi che avrebbe potuto fare della sua applicazione.
          È verissimo che io che io ho molto amato il signor Giuseppe Riva#2, di tenera per me ed onorata memoria; ma non sono persuaso che le mie lettere a lui dirette, e da lei ritrovate#3, meritino la gelosa cura ch’ella ne prende. Le danno ben queste un dritto ereditario sull’amicizia e servitù mia, che nuovamente le offerisco, confermandomi
 

 

Il modenese Giuseppe (o Gioseffo) Domenico Riva (1682-1739), zio di Rovatti, fu segretario e corrispondente di Muratori, archivista e bibliotecario per i duchi di Modena Rinaldo I e Francesco III d’Este, ma soprattutto inviato del duca a Londra dal 1715 al 1729 e ambasciatore a Vienna dal 1729 al 1737. Diplomatico centrale per la sua rete di conoscenze nei primi quattro decenni del diciottesimo secolo, erudito carismatico e raffinato musicologo, nel 1727 pubblicò a Londra presso Thomas Hedlin il suo Advice to the Composers and Performers of Vocal Musick, edito l’anno successivo in italiano col titolo di Avviso ai compositori, e ai cantanti, il cui scopo dichiarato era quello «di esporre al pubblico il mio sentimento sopra la musica vocale, e di mettere in vista gli abusi introdotti da chi compone, e da chi canta» (Avviso ai compositori, ed ai cantanti, Londra, Tommaso Edlin, 1728, pp. 3-4; oggi in Francesco Degrada, Giuseppe Riva e il suo “Avviso ai compositori e ai cantanti”, «Analecta Musicologica», IV, 1967, pp. 112-123). Della sterminata attività epistolare di Riva fa parte anche il carteggio, giunto a noi in dimensioni esigue (nove lettere rimaste) ma di notevole interesse, con M., dal 1730 al 1735. Su Riva cfr. Giulio Bertoni, Giuseppe Riva e l’Opera italiana a Londra, «Giornale Storico della Letteratura Italiana», LXXXIX, 1927, pp. 317-324; Marta Lucchi, Da Modena all’Europa melodrammatica: i carteggi di Giuseppe Riva e carteggi varii, in Teatro e musica nel ‘700 estense. Momenti di storia culturale e artistica, polemica di idee, vita teatrale, economica e impresariato, a cura di Giuseppe Vecchi e Marina Calore, Firenze, Olschki, 1994, pp. 45-78; Colin Timms, Music and musicians in the letters of Giuseppe Riva to Agostino Steffani (1720-1727), «Music & Letters», LXXIX, 1 (1998), pp. 27-49; Lowell Lindgren, Gioseffo Riva (1682-1739), a diplomatic arbiter of buon gusto in the London of George I, «Il Saggiatore musicale», XXXIII, 2 (2016), pp. 277-374.

Il fascicolo Metastasio dell’Autografoteca Campori include anche otto lettere autografe del poeta a Giuseppe Riva, che corrispondono alle lettere 44, 45, 46, 47, 48, 49, 60 e 98 dell’edizione Brunelli; è ignoto se Rovatti fosse entrato in possesso di ulteriori lettere, ma l’eventualità appare probabile, a giudicare dalla natura evidentemente lacunosa del carteggio superstite Riva-M.