Al Signor Giuseppe Bettinelli

 

È per me un sensibilissimo rammarico il non poter rispondere alle sue obbligantissime istanze con la prontezza corrispondente in adempierle. Le mie assidue occupazioni in questa corte non mi lasciano tanto a me stesso ch’io possa perfezionare alcuna delle cose già da me disegnate in Italia: onde il trattato, di cui le feci parola è ancora nello stato medesimo. Ed il peggio è ch’io non veggo vicina la quiete che mi bisogna per onestamente pubblicarlo.#1 Questa opposizione non veggo per altro che sia bastante per trattenerla dall’eseguire l’impressione che si è ella proposta delle mie poesie drammatiche.#2 Io sono così moderatamente persuaso del merito di esse, che non avrei giammai ardito di consigliarle tale impresa, e sa ella medesima che io mi sono piuttosto studiato di trattenerla, adducendo le difficoltà che a mio parere vi s’incontravano, e particolarmente quella che già vi era in Roma un libraio che ne dava la raccolta, benché piena d’errori, ed in forma assai ordinaria.#3 Quando ella persista nella sua risoluzione, e voglia rimettere la stampa del trattato ad altro tempo, io non posso servirla in altro che in farle capitare le mie opere drammatiche in quelle impressioni, alle quali ho io medesimo assistito, correggendone di nuovo alcun errore che vi fosse scorso o per mia o per colpa d’altri: e poi offerendomi a far la revisione ultima di ciascun foglio, quando voglia trasmetterne le prove.#4 Ho data a questo fine già commissione in Italia per la ricerca e l’unione de’ libretti suddetti, che farò poi a suo tempo capitarle.#5 Intanto però desidererei sapere in qual sesto, in qual carta, e in qual carattere pensa ella di eseguire questa nuova edizione: la bellezza, ed esattezza della quale, ed un moderato numero d’esemplari sono i premi ch’io mi propongo per gl’incomodi, a cui mi offerisco di sottomettermi.#6 E pieno d’una vera stima, e d’un sincero desiderio di servirla, resto 


Vienna 28 febbraio 1733.
 

Il trattato cui allude Metastasio è l’Estratto dell’arte poetica d’Aristotile, che sarà pubblicato nel «tomo duodecimo» dell’edizione parigina, curata da Giuseppe Pezzana per la Vedova Herissant, delle Opere metastasiane, che sul frontespizio reca la data fittizia del 1782 ma che in realtà vedeva la luce postuma nel 1783. Su questa stampa si basa l’edizione curata da Elisabetta Selmi, Palermo, Novecento Editrice, 1998 (si veda la sua Nota alla presente edizione alle pp. LXVI-LXIX).
 

Ancora una volta Metastasio cerca invano di distogliere Bettinelli dal proposito di allestire un’edizione delle proprie opere; cfr. a Bettinelli, 14 giugno 1732 e 18 aprile 1733.
 

Si tratta di Pietro Leoni, reo, secondo Metastasio, di aver dato alle stampe una silloge non autorizzata di opere metastasiane, di cui, allo stato, non sono noti esemplari; per le informazioni su questa edizione si vedano le lettere a Leopoldo Trapassi del 20 agosto 1735 e 14 marzo 1736. Cfr. anche a Bettinelli, 14 giugno 1732.
 

L’intento dichiarato da Metastasio è quello di far pervenire a Bettinelli il testo di drammi già editi, corretti laddove necessario, offrendosi di rivedere personalmente le «prove» di stampa. Tuttavia il poeta cesareo non esaminerà personalmente le bozze, ma le affiderà alla supervisione del chierico modenese Giuseppe Riva, il «soggetto molto letterato» evocato nella lettera a Bettinelli del 1o giugno 1733 («La mia fortuna mi ha fatto qui rincontrare un soggetto molto letterato, il quale compassionando la mia impossibilità di assistere a questa novella impressione, a cagione delle mie continue ed inevitabili occupazioni, si è offerto di farlo egli, ancorché per le dignità che presentemente lo distinguono, non ami di comparir pubblicamente in tale affare»).
 

Metastasio incaricò il fratello Leopoldo di raccogliere i «componimenti stampati, per farli poi capitare» a Bettinelli; cfr. a Bettinelli, 18 aprile 1733.
 

Metastasio si dimostra meticoloso ed esigente quando collabora al progetto editoriale di Bettinelli, chiede informazioni circa il carattere, il formato e la tipologia della carta, oltre che sui fregi e sugli elementi decorativi, allo scopo di migliorare i risultati ottenuti con le precedenti edizioni non autorizzate delle proprie opere.