Al Signor Giuseppe Bettinelli

 

Ieri mattina partì alla volta di Venezia la persona, a cui in casa di questo signor ambasciatore veneto fu consegnato il rame del mio ritratto, e le accludo il nome, ed il luogo dove capiterà, perché possa Vostra Signoria subito ricuperarlo quando sarà giunto. Io non ho saputo come altrimenti con più sollecitudine farlo capitare: e l’assicuro che non ho colpa veruna nella tardanza. Può intanto tener la carta preparata, perché poco dopo la presente dovrebbe giungere. Ed alla fine, perché la cosa riesca bene, non è molto sconcerto ch’ella tardi un poco più a pubblicare il primo tomo.#1 Mi dispiace bene ch’ella abbia stampata la Didone, senza ch’io l’abbia fatta rivedere. Non so di quale edizione si serve, ma se fosse quella di Napoli, che è la prima, vi sono errori considerabili; particolamente in una scena dell’atto secondo fra Didone, ed Enea, ch’io non mi ricordo qual sia, vi è un verso che dice Didone «Venghi su gli occhi miei», e deve dire «Vieni sugli occhi miei», se è in tempo la prego di correggerlo.#2 In avvenire saremo più regolati nel trasmetterle le composizioni corrette. E se questa volta ella ha avuto tardi il settimo dramma, ciò è nato perché non m’immaginavo che volesse includerne tanti nel primo tomo.#3

     Il nuovo dramma, che ho terminato, potrebbe servire per incominciare il secondo tomo, s’ella non avesse così gran fretta. La prima apparenza saranno «Orti pensili». La lettera iniziale una C.#4

     Non s’inquieti per la tardanza del rame, ch’io mi sono inquietato abbastanza e per lei, e per me. Mi comandi, e mi creda 

Vienna 3 ottobre 1733.
 

In un paio di lettere, Metastasio aveva informato Bettinelli della realizzazione del proprio ritratto calcografico, inciso da Andreas e Josef Schmutzer su disegno di Daniele Antonio Bertoli e destinato all’antiporta del primo volume delle Opere drammatiche; cfr. a Bettinelli, 1 giugno e 25 luglio 1733.
 

La Didone abbandonata fu collocata da Bettinelli in coda al primo volume delle Opere drammatiche (pp. 435-506). La prima edizione del libretto, di cui Metastasio evidenzia la scorrettezza, è quella uscita a Napoli per i tipi di Francesco Ricciardo nel 1724, a seguito della prima esecuzione del dramma il 1 febbraio 1724 al Teatro San Bartolomeo di Napoli. Il verso incriminato («venghi su gli occhi miei»; atto II, sc. 7), attestato nell’edizione napoletana del 1724, fu effettivamente mutato nell’edizione bettinelliana in «Vieni su gli occhi miei».
 

Il settimo e ultimo dramma ricevuto da Bettinelli per il primo volume delle Opere drammatiche è l’Olimpiade; cfr. le lettere a Bettinelli del 1º giugno e 22 agosto 1733.
 

Si tratta del Demofoonte, la cui prima scena è ambientata negli «Orti pensili corrispondenti a diversi appartamenti nella Reggia di Demofoonte». Il testo è inaugurato dal capolettera figurato C («Credimi, o padre, il tuo soverchio affetto»). Il libretto, che sarebbe stato rappresentato per la prima volta di lì a poco, al teatro di Corte di Vienna, il 4 novembre 1733, verrà posizionato, a dispetto delle indicazioni di Metastasio, in quarta posizione nel secondo volume (1733) delle Opere drammatiche (pp. 323-392).