Al Signor Giuseppe Bettinelli

 

Ricevo una lettera di Vostra Signoria dopo molti ordinari: sento che m’ha inviato gli esemplari del secondo tomo;#1 gliene rendo grazie, e nel venturo ordinario gliene accluderò la ricevuta. Nel tempo stesso gli trasmetterò quello che mi rimane di opere disapprovate, acciò ella possa terminar l’edizione.#2 Se mi sovverrà alcun altro sonetto, non tralascerò di mandarlo. Mi comandi intanto, e mi creda 

Vienna 16 del 1734.
 

 

Cfr. Opere drammatiche del Sig. Abate Pietro Metastasio romano poeta cesareo. Volume secondo, Venezia, Presso Giuseppe Bettinelli, Al Secolo delle Lettere, 1733.
 

Questo il piano dell’edizione delle Opere drammatiche affidato a un Avviso ai lettori premesso al «volume secondo»: «Eccovi, o benigni lettori, la continuazione ed il compimento de’ drammi del signor abate Metastasio. Sette ve ne ho dati nel primo volume, e cinque ne troverete in questo secondo, che sono tutti e quanti fin’ora ne ha scritti l’autore. Dopo i drammi ho poste le feste teatrali, una delle quali è la tanto ricercata, e universalmente tenuta per un capo d’opera in materia d’invenzione e d’elocuzione poetica, cioè la Contesa de’ Numi per la nascita del Delfino. Per procedere poi col miglior ordine divisato nella presente raccolta, seguiranno nel terzo volume gli oratori sacri, componimenti pur drammatici, e dopo questi le poesie liriche: con che in tre volumi, giusta la mia promessa, io vi averò data un’esatta e intiera raccolta di tutto il fin qui o stampato o inedito del lodatissimo autore. Ma come il suo nobile e fecondo ingegno par che si trovi in una felice necessità di moltiplicare le sue belle produzioni, sarà mia cura il fare che voi non ne siate defraudati; avendo io in animo di raccogliere in un quarto volume stampato coll’istessa diligenza, e cogl’istessi ornamenti che contraddistinguono la mia edizione, tutti i nuovi drammi che in processo di tempo l’autore anderà pubblicando. E spero così di farvi conoscere quanto io mi adoperi per assecondare l’esquisitissimo vostro gusto nell’approvazione che date a ques’opera, e per ricompensare l’aggradimento con cui avete ricevuta la mia edizione».