A Leopoldo (Roma)

Vienna 14 giugno 1738

Fratello Carissimo

Facciamo un poco di parentesi al mal umore, voi ne abbondate, io non ne ho penuria e la materia è comunicabile: se ce la fomentiamo a vicenda troveremo la via più corta per impazzare. Moto di mente e di corpo vuol essere per non affogarsi in questo pantano: non si va a galla senza menar le braccia e le gambe. Questa è la miserabile condizione degli uomini: non possono liberarsi dalla fatica né pure rinunciando a tutte le felicità che promette l’avarizia, e l’ambizione; e quando nulla si desideri, conviene ad ogni modo agitarsi per non imputridire come un’acqua stagnante. La tranquillità alla quale continuamente si aspira ha tanta solidità in rerum natura quanto l’imaginata età dell’oro e la sognata felicità degli dei d’Epicuro:#1 quindi vedete più miseri quelli appunto che abbondano di tutto ciò che a noi manca, perché oltre i mali universali, soffrono quelli ancora che produce il soverchio riposo, il quale a conto lungo stanca e danneggia assai più di qualunque fatica. Dunque che dobbiam fare? Occuparci, scuoterci, e non crederci più infelici degli altri. Ricordi ch’io scrivo a voi, e ripeto a me stesso esposto pur troppo alle medesime malattie. Salutate gli Amici, e tutti di Casa e credetemi 

il Vostro Affezionatissimo Fratello 
Pietro Metastasio
 

Secondo Epicuro, gli dei vivono in una dimensione di perfetta beatitudine, senza curarsi delle sorti degli uomini.