Ad un Amico#1

Vienna, 8 gennaro 1734#2

Amico carissimo

A dispetto delle modestissime preparazioni che si vanno facendo in Roma per la rappresentazione delle mie due opere#3, il sentir parlar solamente de’ nostri teatri, il figurarmi il vespaio di questi nostri inquietissimi abatini, la gara delle belle cacciatrici, il calor delle fazioni, la moltiplicità de’ giudizi e quel bulicame universale che costì si risveglia in somigliante stagione mi fa stare in quella inquieta intolleranza, colla quale stanno i cavalli barbari al canape, aspettando il momento della libertà#4. E se le pubbliche circostanze influissero meno su le private, avrei senza fallo ottenuta per quest’anno la permissione di venire per alcun tempo a respirare l’aria paterna, ed a purgarmi nel Tevere della fuligine che mi va insensibilmente ricoprendo all’assiduo#5 fumo di queste stufe; ma questo per ora non è possibile; onde converrà accomodarsi al mondo, giacché non si può accomodare il mondo a noi.
          Voi l’intendete assai bene, facendo da pacifico spettatore nelle concorrenti vicende teatrali. Desidererei che il nostro Bulgarini#6 non si lasciasse trasportare a segno dal zelo di assistere alle mie opere, che avesse da incontrare anch’egli qualche amarezza. A proposito di ciò non ricevo in questo ordinario lettere né dal suddetto, né da mio fratello, non so figurarmi, onde nasca la mancanza; dalla Posta no certo, perché ho ricevute le altre di Roma, e mi parrebbe troppo strano che si corrispondesse così male alla mia non interrotta premura d’informargli#7 regolatamente ogni ordinario dello stato di mia salute, tanto più che questa piccola fatica in loro è alternativa per mio consenso, e#8 però più leggiera della mia, che sono solo. Ricordatevi, vedendoli, di farne loro a mio nome una fraterna rimostranza.
          Leggerò, e consegnerò al padre Timoteo#9, la parte della vostra lettera che gli appartiene: intanto io approfittandomi dell’opportunità, l’ho letta, e non ho lasciato di accompagnarla delle#10 dovute risate. I miei soliti sinceri rispetti alla gentilissima Signora Caterina#11; e voi, come solete, amatemi, comandatemi, e credetemi
 

 

Il destinatario della lettera, che può essere identificato con certezza in Giuseppe Peroni dal riferimento a «Caterina», viene espressamente individuato nella tradizione a stampa a partire da Ro1784.


La stessa datazione è attestata in Ro1784; Ni1786-7; Tr1795 e trova conferma fino a Carducci1883. La data viene congetturalmente spostata all’8 gennaio 1735 in Brunelli, III, pp. 119-120, in rapporto alle «circostanze esposte nel testo» (ivi, p. 1195), e viene accolta in Pietro Metastasio, Opere, a cura di Mario Fubini, Milano-Napoli, Ricciardi, 1968, p. 608. Si ripropone qui la data proposta da Brunelli per i rapporti di continuità tematica con le lettere a Peroni del 22 gennaio, 26 febbraio e 5 marzo 1735. 

Con tutta probabilità M. si riferisce alle rappresentazioni al teatro Tordinona di Roma dell’Olimpiade e del Demofoonte, su cui cfr. a Peroni, 22 gennaio, 26 febbraio e 5 marzo 1735.

Allude alla tradizionale corsa dei barberi che si teneva a Roma, in via del Corso, in occasione del carnevale. Per la figurazione immaginaria del carnevale cfr. a Marianna Bulgarelli Benti, 27 gennaio 1731.

La lezione all’assiduo è sostituita da coll’assiduo in Ro1784; Ni1786-7; Tr1795.

Domenico Bulgarelli.

La lezione informargli è sostituita da informarli in Ro1784; Ni1786-7; Tr1795.

Sulla scorta delle successive stampe settecentesche, si corregge la lezione è con e.

Si tratta di Timoteo Sabbatini. Originario di Fanano, nel Modenese, e fratello di Giuliano, ambasciatore del duca di Modena Rinaldo I d’Este presso Carlo VI e vescovo di Apollonia dal 1726, il padre cappuccino Timoteo Sabbatini morì nel 1736 e fu sepolto nella Chiesa de Cappuccini di Modena.

La lezione delle è sostituita da colle in Ro1784; Ni1786-7; Tr1795.

Si tratta della sorella di Giuseppe Peroni (n. 1693), moglie dal 1736 di Pier Leone Ghezzi.